ART INTERNATIONAL ZURICH 2008   ·  10. Internationale Messe für Kunst des 20. & 21. Jahrhunderts  ·  Kongresshaus Zürich   ·  16. bis 19. Oktober 2008
Website der ART INTERNATIONAL ZURICH 2008 - 10. Messe für Internationale Kunst im Kongresshaus Zürich

LAUDATIO ZUR ART INTERNATIONAL 1999

LARTE E IL SUO CARATTEAE SPERIMENTALE ALLE SOGUE DEL 2000

Per la prima volta, a Zurigo, gli organizzatori presentano un'esposizione d'arte contemporanea internazionale, a cui partecipano circa cento artisti di quattro continenti (Europa-America-Asia-Africa): gli artisti hanno la possibilità "unica" di farsi conoscere in una città cosi densamente culturale, di far conoscere le loro opere, senza la mediazione di ufficiali gallerie, perché direttamente contrattati e in contatto vivo con ii pubblico e la stampa scritta e parlata.

Ogni partecipante presenta il proprio stile, senza temi precostituiti e riflette, sia in pittura-scultura e immagine "manipolata", le ultime tendenze o modalità "rinnovate" di movimenti postmoderni dal 60 ad oggi, senza la pretesa di essere "nuovissimo", ma con il potere individuale di allineamento o di scontro. Senza entrare in dettaglio in questa globalità variegata e senza elencare singolarmente gli artisti, si può affermare, in generale, che la presente esposizione off re lo sforzo, spesso egocentrico, di un'espressione plurilinguistica, che vuole autodefinirsi e, nello stesso tempo, coinvolgere 10 spettatore a qualunque costo e con qualunque mezzo, soprattutto con l'originalità, che la tecnica odierna gli mette in mano.

Questa operazione "pluralizzata" e, secondo Renato Barilli, "differente nella ripetizione", sia come atteggiamento dell'arte e come "prodotto" sperimentale alle soglie del 2000, merita qualche considerazione.
Come ö noto, nella nostra era della tecnologia globalizzata e della manipolazione "digitalizzata", anche l'arte inevitabilmente condizionata, si rivolge a una forma di sperimentazione continua, caratterizzata da una circolarità multimediale, pandirezionale e panvirtuale: neodada-neopopart neoespressionismo-neoastrazione-neotransavanguardia-antiform-hard edge abstraction-optical art-fluxus-video-junk assemblage-environment-happening.

L'artista, quindi, si offre all'oggetto direttamente, con esasperazione proteiforme, con eidicità "combinata", per trovarlo, separarlo, disporlo, esaltarlo, glorificarlo in uno spazio "fuori campo", chiamando in causa tutti i "tasti" deII'espressione visiva: pittura-scultura-architettura-movimento micro/ macro.
La creazione "indiretta" deII'artista, nella fenomenologia delle cose, coinvolta nel percorso processuale (process art) da una parte e addestrata in un coinvolgimento mentale-corporale daII'altra.

Non è più la mano o il pennello a toccare una porzione di realtà nel ristretto quadrato del tableau, con le tre canoniche modalità di scrittura, linea-colore forma, ma I'investimento totale della percezione a raggiungere, in circolarità, tutto il visibile, in un'indefinibile variazione di "figure". Anche il linguaggio sembra perdere il suo equilibrio semantico e la sua transitività tra 1 nome e la cosa, scavalcando metafore e motonimie, nella fusione della parola e dell'immagine, tra condensazione, spostamento, selezione-coordinamento, e, soprattutto, sbranamento.
Se l'informale, presente anche neII'esposizione in oggetto, resiste ancora, agglutinando lo spazio, se ancora l'oggetto "trovato" non nomina più se stesso in una dimensione azzerata, ora scatta, in esplosione, un magnetismo, che si disintegra continuamente, cominciando sempre da capo.

Anche se Maurice Pleynet invoca il reale come oggetto di conoscenza, nell'arte di oggi, l'unidirezionalità comunicativa si sgretola e la conoscenza, meglio, le conoscenze diventano parcellate e inafferrabili.
In questo caos "relativizzato", dove la ribellione del corpo con la mente può scattare all'improvviso, dove il "contenuto" contro II contenitore "8 tutto", secondo Cy Twombly, tutto può diventare arte e sembra che l'artista "onnipotente" abbia solo il compito di "significare" con un cenno "mentale", per risolvere, parzialmente, la propria fetta di originalità.

Questa "presunta" circolarità della realtà, enfatizzata "a meraviglia", diventa, in fondo (e questo è il "pericolo"), una fissa, "meccanica" visibilità, sempre giustificata e teleguidata dall'IDEA, cio dal concetto, che non riesce a diventare "discorso". E, nella settorialità unica di questa espressione, manca l'universalità strutturale dell'uomo "intero", la sua archeologica scienza, che faccia "vivere" ogni cosa con il suo fiato vitale. Non basta quindi la nozione stereotipata, la serializzazione, la tecnicità obsoleta, la statua che parla, il muro espositivo, che sorpassa le geografie locali, il rifiuto, la combinazione: ci vuole la funzione giustificante, la superficie che diventi profondità, la contagiante contiguità della fusione, un sistema "aperto" e, con Martin Heidegger, "esplorante".
L'artista gigante-bambino, onnipotente tecnologicamente, ma "piccolo" culturalmente, dovrà trovare, nel 2000, un equilibrio stabile ( e l'espressione della presente esposizione sembra indicare questa ansiosa ricerca), altrimenti sarà travolto dalla sua stessa macchina "ideante".

Inoltre dovrà trovare, tra il mondo, la sua privata "parola", il suo linguaggio, strutturalmente codificato e scientificamente formalizzato; altrimenti, resterà "muto" tra gli "adorati" oggetti, che pretendono la sua voce.

Prof. Ottorino Villatora


Sehr geehrte Damen und Herren

Die Kunst der Gegenwart hat sich im Ganzen nicht verändert. Sie ist wie alles andere Teil der Gesellschaft und damit dem Zeitgeist unterworfen. Die Veränderung beschränkt sich - wenn überhaupt - auf Äusserlichkeiten. Der oft gehegte und im eigentlichen Sinne auch hehre Anspruch von Künstler und Ausstellungsmacher etwas gänzlich Neues zu zeigen, muss spätestens seit der Moderne ins Leere laufen:
Die weisse wie durchstossene Leinwand lässt sich schliesslich nicht mehr steigern. Somit bleibt dem ambitionierten Künstler nichts anderes als der Anschluss an die Tradition unter Hinzugabe der einen oder anderen Inspiration, wodurch es am Ende vielleicht sogar zu einer wirklichen Innovation gereicht, die uns neugierige Betrachter zu neuen Sichtweisen bzw. Einsichten oder auch Ansichten herausfordert. Und das ist nicht wenig. Nebenbei angemerkt: Entwickeln sich ganze Gesellschaften nicht letztendlich dadurch weiter, dass diese die Gegenwart bewältigend immer auch die Vergangenheit reflektieren, um so Zukunft zu gewinnen?

Nicht anders kann und muss es da dem Künstler wie Ausstellungsmacher ergehen als Teil der Gesellschaft. Kein geringerer als Joseph Beuys hat das erkannt und den programmatischen Leitsatz zum Besten gegeben: "Jeder Mensch ist ein Künstler!" Diese zugegebenermassen heute - mehr als zwanzig Jahre später - nicht gerade revolutionäre, aber aus dem Zusammenhang heraus zu begreifende Konzeption, haben sich die Initiatoren der Kunstausstellung zu eigen gemacht. Diese hatten sich - wie alle ernsthaften Veranstalter es eigentlich sollten - mit der Frage zu beschäftigen: Wen oder was stellen wir eigentlich aus? Neues! Klar, was sonst! Wo doch jeder nur das Neueste zu zeigen hat; sich nach näherem Hinsehen dann leider oft genug herausstellt:

Das Neue ist so neu nun auch wieder nicht. Also was solls... wie in der Kunst das Neueste in Malerei, Zeichnung, Plastik, Fotografie, Installation und Performance präsentieren, wenn es dieses eigentlich so nicht geben kann? Da kommt doch der Beuyssche Kunstbegriff, der vielleicht auch ein Kunstgriff ist, gerade recht: Lasst doch den Künstler sich ausdrücken, sich verwirklichen, dessen Phantasie freien Lauf, nur so kann Potential sich entfalten, nur so können Grenzen überschritten werden und nur so entsteht vielleicht etwas tiefgründigeres Innovatives.

Gesagt. Getan. Das Konzept der Kunstausstellung ist einfach und klar. Jedoch die Inanspruchnahme einer solchen programmatischen Konzeption durch eine Jury birgt natürlich immer die Gefahr der Beliebigkeit und Belanglosigkeit in sich, was den Ausleseprozess anbetrifft. Diese wurde jedoch dadurch umgangen, als die Jury bei der Auswahl der Künstlerinnen und Künstler sehr auf deren eigenständigen Ausdruck bedacht war; schliesslich lässt sich ein solcher nur erreichen durch ernsthafte und kontinuierliche Produktion in allen Sparten der bildenden Kunst. Der Besucher wird sich sicherlich in des Wortes ureigenster Bedeutung selbst ein Bild davon machen und entscheiden, welcher Mensch für ihn ein wahrhaftiger Künstler ist.

Zum Schluss bleibt allen nur eines zu wünschen: Selbst wenn es nicht gelungen sein sollte, etwas Neues zu schaffen und zu zeigen, so sollte doch ein frischer Wind durch die Kunstlandschaft - insbesondere die Zürichs - gezogen sein.

Dr. Claus-Peter Böhner
Ausstellungsmacher Mannheim


Mesdames, Messieurs,

L'art d'aujourd'hui n'a guère changé Comme tout le reste, il fait partie de la société et est donc soumis à l'esprit du temps. Le changement se limite tout au plus à son aspect superficiel. Depuis l'époque des Modernes, l'ambition souvent affichée et d'ailleurs assez noble des artistes et des organisateurs d'expositions de montrer des oeuvres entièrement nouvelles est vide de sens: comment dépasser encore la toile blanche ou transpercée ?

L'artiste ambitieux n'a plus qu'a s'en tenir aux traditions en essayant d'y ajouter une inspiration ou l'autre. II réussira parfois une véritable innovation qui nous exhortera, nous les observateurs curieux, à découvrir d'autres horizons, à réviser nos jugements ou même nos opinions. Ce qui est déjà appréciable. Et de fait, les sociétés ne progressent-elles pas lorsque vivant le présent, elles reflètent le passé, ceci afin de conquérir l'avenir? Artistes et organisateurs d'expositions sont inhérents à ces sociétés et donc soumis à celle même loi. Joseph Beuys lui-même l'a constaté et a fait tout un programme de cette formule: «Nous sommes tous des artistes!».
Plus de vingt ans se sont écoulés et cette conception a perdu de son caractère révolutionnaire, mais replacée dans son contexte, elle est reprise aujourd'hui par les organisateurs de l'exposition, ainsi que par les membres du jury. Comme tout organisateur qui se respecte, ceux-ci durent se poser cette question: qui et quoi exposons-nous? Du nouveau évidemment, mais à part cela?

Tout le monde prétend faire du nouveau. Sauf qu'en y regardant de plus près, ces nouveautés ne sont pas si originales que ça. Alors, ä quoi bon... comme dans l'art, présenter du neuf en peinture, en dessin, en sculpture, en photographie, en installation et en performance, si le neuf n'existe plus ?
C'est ici que la conception de l'art d'un Joseph Beuys nous arrive ä propos: Laissez donc l'artiste s'exprimer, se réaliser, donner libre cours ä ses fantaisies, car c'est seulement de là que naissent les vrais innovations.

Aussitôt dit, aussitôt fait. Le concept de l'exposition d'art est simple et clair. On aurait pu craindre qu'un jury prétendant ä un tel programme opère des choix à sa guise et sans grand intérêt. Le Jury a évité ce piège en choisissant justement les artistes et leurs oeuvres en fonction de leur individualité. Ce qui n'est possible qu'en se consacrant ä une production sérieuse et continue dans tous es domaines des arts plastiques. C'est au visiteur de décider quelle personne est pour lui un véritable artiste, au sens le plus noble du terme.

En conclusion, il me reste ce souhait: Même si l'idée de créer et de montrer du neuf devait échouer, qu'un vent frais parcoure du moins le monde artistique - en particulier celui de Zürich.

Dr. Claus-Peter Böhner
Mannheim


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10. ART INTERNATIONAL

ART INTERNATIONAL 2006

ART INTERNATIONAL 2008

Veranstaltungsort
Kongresshaus Zürich
Eingang Claridenstrasse 5
CH-8002 Zürich

Öffnungszeiten
- 17. / 18. / 19 . Oktober 2008
11 bis 20 Uhr
- Vernissage 16. Oktober
18 bis 22 Uhr
- Pressevorbesichtigung:
16. Oktober, 15 - 18 Uhr

Eintrittspreise
- Tageskarte: CHF 15.00
- Ermässigt: CHF 7.50
(Schüler, Studenten, AHV)
- Katalog: CHF 15.00

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